Marzo 2026

Numero 180 della rivista la Biblioteca di via Senato, Mensile di bibliofilia e storia delle idee della Fondazione Biblioteca di via Senato, diretta da Gianluca Montinaro.
Di seguito sommario e abstract dei contributi di questo mese. Per scaricare il pdf del numero della rivista e degli abstract scorri in fondo alla pagina.

SOMMARIO MARZO 2026
Speciale III centenario I viaggi di Gulliver (1726-2026)

UTOPIA E DISTOPIA
NEI GULLIVER’S TRAVELS
Il disincanto di una visione
di Vita Fortunati

FRONTESPIZI E AUTORITÀ
IN DEFOE E SWIFT
Verità in posa
di Federico Meschini
e Francesca Saggini

GULLIVER IN UTOPIA:
DA UOMO A YAHOO
Il metaromanzo
di Jonathan Swift
di Gianluca Montinaro

GULLIVER: LE EDIZIONI
MOTTE E FAULKNER
I ‘primi’ Viaggi
di Andrea Sisti

SWIFT E IL DIRITTO
INGLESE
Una satira su leggi e usanze giuridiche
di Antonio Salvatore

UN SEGUITO APOCRIFO
DEI VIAGGI
Il nuovo Gulliver
di Domenico Cammarota

SWIFT, GULLIVER E…
FORMÍGGINI
Dai libri per ragazzi alla prima traduzione italiana
di Romano A. Fiocchi

UN ‘ALTRO’ GULLIVER:
LE ‘RIDUZIONI’
Libro per l’infanzia e film
per il grande pubblico
di Maria Panetta

UNA VITA CON
JONATHAN SWIFT
Le riflessioni di Gianni Celati
di Antonio Castronuovo

CARTOGRAFIE
DELL’ALTROVE
L’isola come alter orbis
dell’immaginario europeo
di Antonio Musarra

I DADI DI LAGADO
E ALTRE MACCHINE
Scritture combinatorie
di Antonio Castronuovo

I Gulliver’s Travels di Jonathan Swift non appartengono a uno specifico genere letterario, ma sono un’opera ibrida che attinge elementi dalla letteratura di viaggio, dalla favolistica, dall’utopia e dalla distopia. Nei quattro viaggi compiuti da Gulliver, Swift opera non solo una satira politica nei confronti del periodo augusteo e in particolare del ministro Walpole, ma anche nei confronti della civiltà occidentale e dell’uomo in generale. A questo proposito particolare attenzione è dedicata al quarto viaggio nel paese dei Cavalli Raziocinanti e alla rappresentazione mostruosa degli Yahoo e al problema del male. Swift non ‘credeva’ nell’utopia sottolineando nei vari viaggi come ogni possibile utopia con il passare del tempo degeneri in distopia.

Gulliver’s Travels by Jonathan Swift does not belong to a specific literary genre, but is a hybrid work that draws elements from travel literature, fairy tales, utopia and dystopia. In the four voyages made by Gulliver, Swift operates not only a political satire towards the Augustan period and in particular the minister Walpole, but also towards Western civilization and man in general. In this regard, particular attention is dedicated to the fourth journey to the country of the Reasoning Horses (Houyhnhnms) and to the monstrous representation of the Yahoos and the problem of evil. Swift did not ‘believe’ in utopia, underlining in his various journeys how every possible utopia degenerates into dystopia with the passage of time.

Il frontespizio è molto più di una cornice: è il primo luogo in cui il libro si presenta e chiede fiducia al lettore. Tra Robinson Crusoe e Gulliver’s Travels emergono due modi diversi di costruire l’autorità del racconto, già prima dell’inizio del testo. In occasione del tricentenario del capolavoro swiftiano, la rilettura delle soglie editoriali primo-settecentesche riporta al momento in cui il romanzo moderno impara a giocare, consapevolmente, con verità e finzione. Questa prospettiva porta a nuove domande su come frontespizi e dispositivi di legittimazione vengano oggi riletti, modellati e trasmessi nell’ambiente digitale.

The title page is much more than a frame: it is the first place where the book presents itself and asks the reader for trust. Between Robinson Crusoe and Gulliver’s Travels two different ways of building the authority of the story emerge, even before the beginning of the text. On the occasion of the tricentenary of Swift’s masterpiece, the rereading of the early-eighteenth-century editorial thresholds takes us back to the moment in which the modern novel learned to play, consciously, with truth and fiction. This perspective leads to new questions about how title pages and legitimation devices are now reread, shaped and transmitted in the digital environment.

Nel quarto viaggio Gulliver si confronta con l’utopia: il luogo perfetto ove non esiste il male. Ma Swift si prepara all’ultimo colpo di scena. L’utopia che propone non è una Stato perfetto, ma un perfetto stato di natura. I Saturnalia si compiono nell’ennesimo rovesciamento: la perduta Età dell’oro diventa l’eterno presente di Huoyhnhnms Land. La disillusione attende Gulliver, che nella quarta parte delle sue peripezie ‘scopre’, prendendone finalmente atto, la vera indole della propria razza: la razza umana. Un’indole talmente inferiore che Gulliver stesso, inizialmente, non riconosce. E che anzi, per la prima volta al cospetto di uno Yahoo, bolla con uno sprezzante «non avevo mai visto, in tutti i miei viaggi, un animale così ributtante né che mi ispirasse una così istintiva e profonda antipatia». Che inganno per l’uomo! Che delusione scoprire di non essere «il più felice degli esseri animati» (Pico della Mirandola, De hominis dignitate)! E che beffa per Gulliver essere indicato, da Padron Cavallo, come uno Yahoo: sì, «più capace, più urbano, più pulito», ma pur sempre un bestiale Yahoo.

In the fourth journey Gulliver is confronted with utopia: the perfect place where evil does not exist. But Swift is preparing for the latest twist. The utopia he proposes is not a perfect state, but a perfect state of nature. The Saturnalia takes place in yet another reversal: the lost Golden Age becomes the eternal present of Huoyhnhnms Land. Disillusionment awaits Gulliver, who in the fourth part of his adventures ‘discovers’, finally taking note of, the true nature of his race: the human race. A nature so inferior that Gulliver himself initially does not recognize it. And indeed, for the first time in the presence of a Yahoo, he decried «I had never seen, in all my travels, such a repulsive animal nor one that inspired me with such an instinctive and profound antipathy». What a deception for man! What a disappointment to discover that you are not «the happiest of animated beings» (Pico della Mirandola, De hominis dignitate)! And what a mockery for Gulliver to be referred to, by Master Cavallo, as a Yahoo: yes, «more capable, more urban, cleaner», but still a beastly Yahoo.

Le prime edizioni dei Viaggi di Gulliver suscitano interesse sotto tanti punti di vista: dalle modifiche apportate al testo nel corso della stampa all’apparato iconografico, che infrange la barriera tra finzione e realtà, sia nella raffigurazione di Lemuel Gulliver, presentato come un autore effettivamente esistente, sia nel tracciare le coordinate di una geografia ibrida e sfuggente, che trasforma i luoghi fantasiosi del racconto in terre incognite finalmente esplorate. Con edizioni fondamentali, prima Benjamin Motte, nel 1726, a Londra, poi George Faulkner, nel 1735, a Dublino, tracciano il perimetro di una storia poco nota, nascosta tra le pagine del capolavoro di Swift.

The first editions of Gulliver’s Travels are fascinating for many reasons: from the changes made to the text during printing to the iconography, which breaks down the barrier between fiction and reality, both in the depiction of Lemuel Gulliver, presented as an actual author, and in tracing the coordinates of a hybrid and elusive geography, transforming the story’s imaginary locations into finally explored unknown lands. In seminal editions, first by Benjamin Motte in London in 1726,
and then by George Faulkner in Dublin in 1735, they trace the perimeter of a little-known story, hidden within the pages of Swift’s masterpiece.

Il lavoro si propone di analizzare il capolavoro di Swift, I viaggi di Gulliver, evidenziando i numerosi riferimenti, in esso contenuti, al mondo della giustizia inglese del XVIII secolo e ai suoi protagonisti, giudici e avvocati. Ci si diffonde anche sui rapporti tra il romanzo e l’opera sistematica del giurista sir William Blackstone, il sistematore e razionalizzatore della common law inglese per concludere che, senza la sistematizzazione di Blackstone, il bersaglio della acuminata satira di Swift sarebbe stato rappresentato da un caos ancora più inafferrabile.

The work aims to analyze Swift’s masterpiece, Gulliver’s Travels, highlighting the numerous references it contains to the world of 18th century English justice and its protagonists, judges and lawyers. We also delve into the relationships between the novel and the systematic work of the jurist Sir William Blackstone, the systemator and rationalizer of English Common Law to conclude that, without Blackstone’s systematization, the target of Swift’s sharp satire would have been represented by an even more elusive chaos.

Il saggio analizza un dimenticato seguito apocrifo de I viaggi di Gulliver scritto dal primo traduttore francese di Swift, l’abate gesuita Guyot Desfontaines, autore d’una lunga polemica con Voltaire, di cui viene ricostruita la reale portata; insieme al curioso destino d’una rarissima copia superstite dell’edizione italiana, documento storico di notevole interesse nell’ambito del Risorgimento minore.

This essay analyzes a forgotten apocryphal sequel to Gulliver’s Travels, written by Swift’s first French translator, the Jesuit Abbot Guyot Desfontaines, who waged a long polemic with Voltaire, the true import of which is reconstructed. It also examines the curious fate of a rare surviving copy of the Italian edition, a historical document of considerable interest in the context of the minor Risorgimento.

In occasione dei trecento anni del capolavoro I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift (Dublino, 1667 1745), l’articolo procede da un’elencazione sommaria delle prime edizioni del libro e si sofferma ad analizzare la prima traduzione italiana completa, ossia quella di Aldo Valori pubblicata dall’editore Formíggini nel 1913, con la seconda e terza edizione uscite rispettivamente nel 1921 e nel 1930.

On the occasion of the three hundredth anniversary of Jonathan Swift’s masterpiece Gulliver’s Travels (Dublin, 1667-1745), the article begins with a summary list of the book’s first editions and then focuses on analyzing the first complete Italian translation, that of Aldo Valori published by Formíggini in 1913, with the second and third editions coming out in 1921 and 1930 respectively.

L’articolo analizza la fortuna di I viaggi di Gulliver (1726) di Jonathan Swift, capolavoro satirico trasformato progressivamente in letteratura per l’infanzia tramite edizioni ridotte e addomesticate che ne tradiscono il taglio misantropico originale. Le principali trasposizioni cinematografiche – dai film d’animazione dei Fleischer (1939) e di Letterman (2010) alla miniserie di Sturridge (1996) – privilegiano spettacolarizzazione visiva e intrattenimento a scapito della satira. Solo rare produzioni teatrali contemporanee (Omboni-Poli, Teatro Boxer) hanno recuperato lo spirito critico swiftiano.

This article analyzes the success of Jonathan Swift’s Gulliver’s Travels (1726), a satirical masterpiece gradually transformed into children’s literature through abridged and domesticated editions that betray its original misanthropic tone. The main cinematic adaptations – from the animated films by Fleischer (1939) and Letterman (2010) to Sturridge’s miniseries (1996) – privilege visual spectacularization and entertainment at the expense of satire. Only a few contemporary theatrical productions (Omboni-Poli, Teatro Boxer) have recovered Swift’s critical spirit.

Nel breve contributo viene presentata la produzione bibliografica che il traduttore e critico Gianni Celati ha dedicato all’opera di Jonathan Swift.

This short contribution presents the bibliographic production that the translator and critic Gianni Celati has dedicated to Jonathan Swift’s work.

Il contributo esplora la persistenza dell’immaginario insulare europeo. Tra eredità classiche, leggende cristiane e cartografie atlantiche, l’isola si configura come alter orbis, spazio remoto e rivelatore. Nel Medioevo, tali figure si consolidano come luoghi di confine in cui mito, fede e osservazione si intrecciano senza soluzione di continuità. La cultura inglese dell’età moderna trasforma questo retaggio in un dispositivo utopico, politico e antropologico, mostrando come
l’isola resti un prisma privilegiato per interrogare individuo, potere e società.

The contribution explores the persistence of the European insular imaginary. Between classical legacies, Christian legends and Atlantic cartographies, the island takes the form of an alter orbis, a remote and revealing space. In the Middle Ages, these figures consolidated as border places where myth, faith and observation intertwined seamlessly. The English culture of the modern age transforms this legacy into a utopian, political and anthropological device, showing how the island remains a privileged prism for questioning the individual, power and society.

Lungo il terzo dei Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, il protagonista s’imbatte, all’interno dell’Accademia della città di Lagado, in una strana macchina per scrivere che occupa un’ampia aula e che mediante dadi e manovelle ricombina tutte le parole della lingua locale permettendo di scrivere i libri di tutte le arti e tutte le scienze. È una delle più interessanti macchine costruite dall’inventiva letteraria: a partire da questa, l’articolo si dilunga su altri macchinari che appaiono lungo la storia della narrativa, svelando uno spicchio curioso della letteratura: quello dei macchinari di fantasia che permettono di scrivere (o anche di ‘farsi scrivere’, come nel caso di un interessante racconto di Kafka).

In the third volume of Jonathan Swift’s Gulliver’s Travels, the protagonist stumbles upon a strange typewriter in the Academy of the city of Lagado. It occupies a large room and uses nuts and cranks to recombine all the words of the local language, allowing the writing of books on all the arts and sciences. It is one of the most interesting machines ever constructed by literary ingenuity. From this, the article delves into other machinery that appear throughout the history of fiction, revealing a curious aspect of literature: that of imaginative machines that allow one to write (or even ‘be written’, as in an interesting story by Kafka).